L’eroe dei cortei romani non è più il black bloc ma il mite Napolitano

Quando arriva la notizia che un operaio è morto per un incidente al cantiere della Sapienza, dal corteo degli universitari precari si stacca un barbuto in giacca a vento verde e con la bomboletta di vernice scrive sul muro del Verano un perentorio: “22 dicembre. Mentre manifestiamo un’altro operaio è morto”. Un con l’apostrofo. Dalla folla parte qualche fischio blando contro lo sfondone grammaticale – “poi dicono che siamo ignoranti” – ma la didascalia cubitale della manifestazione romana di ieri è questa.
22 AGO 20
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Tutti in piazza e tutti tranquilli, ma il filo della protesta si perde presto, le ragioni non appaiono così decisive e urgenti, il corteo – anche se è aperto dai ragazzi che tengono titoli di libri sui propri scudi, a difesa della cultura – si abbandona fin da subito alle istanze meno precise e più emotive: “Ber-lus-co-ni-pez-zo-di-mer-da” e “ci bloccate il futuro, vi blocchiamo la città” sono i due slogan preferiti, anzi gli unici. L’appello ripetuto allo sciopero generale di tutti i lavoratori nel migliore dei casi sembra irrealistico. La scelta di sorprendere e di fare passare il corteo per Roma est, invece che per il centro delle istituzioni, è spiazzante ma forse controproducente: a tratti si sfila per i larghi spazi desolati della periferia capitolina, tra depositi ferroviari, magazzini disabitati e svincoli.
C’è la presenza massiccia? C’è. E anche se fino a martedì sera gli organizzatori avevano temuto il fiasco, la fiumana di gente che a mezzogiorno imbocca a piedi il segmento di autostrada tra la A24 e la Tiburtina scorre quasi senza fine. C’è la buona volontà? C’è pure quella, gli studenti romani vogliono evitare i disastri del 14 dicembre, gli incendi, gli scontri, gli arresti e i feriti. Uno dei pochi momenti di tensione in una giornata tranquilla è quando la massa si infila in discesa nel collo di bottiglia del tunnel della A24 e vede una volante della polizia imprigionata per caso tra le altre automobili che stavano arrivando in senso contrario: gli agenti tentano di liberarsi con una manovra nervosa, restano bloccati di traverso e circondati. Ma dopo trenta secondi di paura le calca li ignora, sorpassa e va avanti. A Roma si finisce con un incontro al Quirinale. A Milano, Palermo e Genova le cose non vanno così lisce e gli studenti si scontrano con la polizia.